"Costruire una rete tra enti, istituzioni, servizi sociali di competenza, comunità di accoglienza, per rispondere al fenomeno dei minori stranieri non accompagnati; favorire la conoscenza della situazione attuale; definire standard d’intervento validi per tutte le realtà". Sono alcuni degli obiettivi di Azimut, il progetto pilota – realizzato nella Regione Veneto e presentato questa mattina a Verona – per la prevenzione del disagio adolescenziale e per il contrasto della devianza minorile. Finanziato dalla Regione Veneto e coordinato dall’"Opera don Calabria" di Verona, il progetto coinvolge i servizi sociali competenti e la rete delle strutture tutelari presenti nel territorio veneto. Questa iniziativa, spiega Alessandro Padovani, direttore servizi dell’"Opera don Calabria", "nasce da diverse esigenze: costruire un modello regionale di intervento mirato all’accoglienza e all’integrazione; fornire un supporto formativo alle comunità di accoglienza, per attivare competenze e capacità operative rivolte alla mediazione sociale e culturale". Centrale, infatti, sarà la figura dei mediatori, per i quali saranno avviati dei corsi di formazione: "Persone in grado di saper riconoscere i meccanismi delle dinamiche conflittuali e dei sentimenti destabilizzanti che si creano nei ragazzi, operatori capaci di affrontare le situazioni conflittuali, di dare respiro a un processo comunicativo e di integrazione". Secondo i dati regionali, i minori stranieri non accompagnati che giungono in Veneto, provengono per lo più dall’Europa dell’Est (69,7%) e dal Nord Africa (20,2%). Il 75% si stabilisce nei capoluoghi di provincia e le città con il maggior numero di minori non accompagnati sono Venezia, con il 28,9% sul totale dei minori stranieri del Veneto; Padova con il 26,4% e Vicenza con il 23,2%. Il 46,9% dei minori non accompagnati ha tra i 14 e i 17 anni; il 18% tra gli 11 e i 13 e il 23,2% ha 18 anni.