RITIRO DA GAZA: CANTINI (STORICO), “PER SHARON NON È UNA SCELTA MA UNA NECESSITÀ”

” “La decisione di Sharon di “abbandonare Gaza, dove i coloni non possono essere protetti, più che una scelta è una necessità dettata dall’impossibilità di difendere l’indifendibile”. A pensarla così è lo storico ed esperto di politica internazionale, Romanello Cantini, che in una nota pubblicata oggi dal Sir (testo integrale su old.agensir.it) commenta l’approvazione, il 26 ottobre, da parte del Parlamento israeliano del ritiro delle colonie dalla Striscia di Gaza. “Più che una ritirata il suo è un ripiegamento che non mette in discussione gli altri trecentottanta mila coloni sparsi nei territori occupati”. “Il duro Sharon, l’architetto dell’invasione del Libano di ventidue anni fa, l’autore dell’incursione nella spianata delle moschee che fece scoppiare la nuova Intifada quattro anni fa, il sostenitore delle incursioni nei territori palestinesi a caccia di presunti terroristi dice: ‘Andiamocene’, anche a costo di spaccare a metà il proprio partito”. “Un realismo conservatore” quello del premier israeliano che “ha dovuto scontrarsi con la radicalizzazione crescente che ogni muro contro muro provoca nel tempo” fino ad ammettere che “non si può vincere solo con la spada e non si può governare su milioni di palestinesi”. “Gaza – scrive l’esperto – che triplicato la sua popolazione araba in trenta anni, è la proiezione del futuro degli israeliani condannati ad essere sconfitti dall’indice di natalità dei palestinesi se non tagliano in tempo la loro sorte rispetto a quella della Cisgiordania araba. Ciò che cerca oggi Sharon è una separazione che spezzi la spirale del terrorismo e delle rappresaglie in attesa di una nuova disponibilità e di una nuova classe dirigente palestinese. Il fatto che vada avanti, anche a costo di liquidare il proprio partito e di diventare ostaggio del partito laburista, dimostra la tempra dell’uomo, ma anche la durezza di ciò che è durato troppo a lungo e che alla fine nemmeno i moderati riescono a cambiare”.