Rimandando mercoledì a Strasburgo la votazione sull’Esecutivo, si è creato un "impasse istituzionale", ma "ne è valsa la pena: la bocciatura di Barroso da parte dell’Assemblea avrebbe creato una pericolosa crisi istituzionale a due giorni dalla segnatura della Carta, crisi che sarebbe risultata incomprensibile ai cittadini dell’Ue". Lo scrive Gianni Borsa, esperto di politiche europee, nella nota che apparirà oggi su Sir Europa on-line (old.agensir.it). Secondo Borsa, "l’atteggiamento del presidente incaricato è stato, in questo senso, ineccepibile sul piano istituzionale e, comunque, saggio. Ha ritirato per tempo la sua squadra per evitare una sconfitta; non ha forzato la mano ai deputati, rimarcando (anche se avrebbe potuto farlo prima) la centralità del Parlamento. Barroso può uscirne paradossalmente rafforzato nei confronti dei governi nazionali: potrà da questi pretendere che indichino nuovi commissari, ritenendosi diversamente libero per un rimpasto della squadra, assegnando i portafogli secondo considerazioni proprie e meno vincolate alle pressioni dei premier". "Ora prosegue Borsa – si impongono una serie di interrogativi di non poco conto: di quanto tempo avrà bisogno Barroso per tale rimpasto? Quando si potranno effettuare le nuove, eventuali, audizioni? Quando potrà esprimersi il Parlamento?". Ma soprattutto: i sei commissari contestati "resteranno nell’équipe del leader portoghese?". Anche "in questa occasione" è emerso secondo Borsa quanto sia importante la "capacità di confronto politico tra le forze presenti in Parlamento" e "si è fatta largo una più convinta ‘democrazia parlamentare’, che prevede pari dignità tra le istituzioni comunitarie (Parlamento, Consiglio, Commissione) e che pone al centro della ‘casa comune’ i cittadini piuttosto che le cancellerie".