CRIMINALITÀ ORGANIZZATA: MONS. CECE (SORRENTO), “NO ALLA CAMORRA, IL MALE SI VINCE CON IL BENE”

“No alla violenza camorristica, all’illegalità diffusa, all’indifferenza al bene comune”. Il male si vice con la legalità, il rispetto per l’altro, la cultura del perdono. Lo ha detto, ieri sera, l’arcivescovo di Sorrento-Castellammare di Stabia, mons. Felice Cece, durante l’incontro di preghiera e di riflessione, nella concattedrale di Castellammare di Stabia, intitolato “Vincere il male con il bene: impegno solidale per una cultura della vita e della dignità della persona”. Motivo della veglia, cui il presule ha invitato “tutti gli uomini e le donne di buona volontà”, “il riacutizzarsi del fenomeno della criminalità camorristica con forme preoccupanti, non dissimili da quelle tragiche dei primi anni ’90”. Da giugno ad oggi, infatti, a Castellammare di Stabia, sono stati consumati quattro omicidi di camorra e ritrovati arsenali per compiere stragi, a dimostrazione di un risveglio della malavita organizzata. “Alle radici della criminalità mafiosa”, ha aggiunto l’arcivescovo, c’è “l’idolatria del denaro”, “il rifiuto della legge”, “la mancanza del senso della giustizia e del rispetto della vita umana”. “Il male – ha proseguito mons. Cece – va vinto con il bene”. Se, dunque, da un lato “è doveroso denunciare il male, snidarlo laddove si nasconde”, dall’altro, “bisogna passare dalla denuncia alla proposta, accompagnandola con veri itinerari di conversione, formazione e educazione ai valori umani e sociali”. Soprattutto, ha sottolineato mons. Cece, “urge una cultura del perdono nei rapporti tra le persone, nella famiglia e nella società. Il perdono non è buonismo”. “E’ capace di distruggere il male, diffondendo il bene perché è carico di un dinamismo di trasformazione e redenzione dell’altro”.