PAPA: LETTERA APOSTOLICA SULL’EUCARISTIA, “MISTERO DI LUCE” TRA LE “CUPE OMBRE DI VIOLENZA E SANGUE” (2)

” “Nella lettera – “Mane Nobiscum Domine” (“Rimani con noi, Signore”), presentata oggi a Roma – il Papa si sofferma sulle norme da rispettare nel culto eucaristico, facendo riferimento e chiedendo di riparare “con la nostra fede e il nostro amore, le trascuratezze, le dimenticanze e persino gli oltraggi che il nostro Salvatore deve subire in tante parti del mondo”. “Le norme – spiega il Papa – ricordano il rilievo che deve essere dato ai momenti di silenzio sia nella celebrazione che nell’adorazione eucaristica. È necessario, in una parola, che tutto il modo di trattare l’Eucaristia da parte dei ministri e dei fedeli sia improntato a un estremo rispetto”. Il Papa definisce l’Eucaristia anche come “principio e progetto di ‘missione'”. Da qui l’invito ai cristiani a “testimoniare con più forza la presenza di Dio nel mondo”. “Non abbiamo paura – scrive Giovanni Paolo II – di parlare di Dio e di portare a fronte alta i segni della fede. La ‘cultura dell’Eucaristia’ promuove ‘una cultura del dialogo'” e sbaglia chi ritiene che “il riferimento pubblico alla fede possa intaccare la giusta autonomia dello Stato e delle istituzioni civili, o che addirittura possa incoraggiare atteggiamenti di intolleranza. Se storicamente non sono mancati errori in questa materia anche nei credenti – scrive il Papa, facendo addirittura un implicito riferimento alla Costituzione europea – ciò va addebitato non alle ‘radici cristiane’, ma all’incoerenza dei cristiani nei confronti delle loro radici. Chi impara a dire ‘grazie’ alla maniera di Cristo crocifisso, potrà essere un martire, ma non sarà mai un aguzzino”. Ricordando infine che l’Eucaristia spinge a promuovere comunione e solidarietà, il Papa conclude con l’invito alle comunità diocesane e parrocchiali ad “andare incontro con fraterna operosità a qualcuna delle tante povertà del nostro mondo. Penso al dramma della fame che tormenta centinaia di milioni di esseri umani, penso alle malattie che flagellano i Paesi in via di sviluppo, alla solitudine degli anziani, ai disagi dei disoccupati, alle traversie degli immigrati”.