Quella che "fa cercare la sicurezza e la stabilità nella violenza, nella rapina e nella ricchezza" è una falsa "fiducia di stampo idolatrico", che è l’esatto contrario della "fiducia in Dio" tipica del credente. E’ l’ammonimento lanciato oggi dal Papa, che nel corso della tradizionale udienza generale (svoltasi a causa del maltempo nella Basilica vaticana, invece che in piazza San Pietro) ha commentato il Salmo 61, un "canto di fiducia" in cui vengono contrapposte "due specie di fiducia": "due scelte fondamentali, una buona e una perversa, che comportano due differenti condotte morali", le ha definite Giovanni Paolo II. Oltre alla fiducia in Dio "mia salvezza e mia gloria", ha spiegato infatti il Santo Padre, "c’è un’altra fiducia di stampo idolatrico", quella cioè "che fa cercare la sicurezza e la stabilità nella violenza, nella rapina e nella ricchezza". Il primo dei tre falsi "idoli contrari alla dignità dell’uomo e alla convivenza sociale", secondo il Papa, è "la violenza cui l’umanità continua purtroppo a ricorrere anche nei nostri giorni insanguinati", e alla quale "si accompagna l’immenso corteo di guerre, oppressioni, prevaricazioni, torture e uccisioni esecrande, inflitte senza sussulto di rimorso". Il secondo "falso dio" è la "rapina", che si esprime "nell’estorsione, nell’ingiustizia sociale, nell’usura, nella corruzione politica ed economica". La ricchezza, infine, è per il Pontefice il "terzo idolo a cui si attacca il cuore dell’uomo nella speranza ingannevole di potersi salvare dalla morte e assicurarsi un primato di prestigio e di potere". Seguendo questa "triade diabolica" fatta di "fiducia negli idoli", ha commentato il Santo Padre, l’uomo organizza la propria vita "su una scala di peudo-valori fragili e inconsistenti". Anche se si tratta di una "via ardua che comporta anche prove per il giusto e scelte coraggiose", ha concluso Giovanni Paolo II, l’appello a "rigettare la fiducia perversa e a scegliere quella che comporta a Dio vale per tutti e deve diventare la nostra stella polare nel comportamento quotidiano, nelle decisioni morali, nello stile di vita".