Alla luce di quanto detto, "l’unità ecumenica verso cui tendiamo ha spiegato Kasper significa qualcosa di più di una rete di Chiese confessionali". L’ecumenismo infatti "non mira a creare associazioni, ma a realizzare una communio che "non significa uniformità, ma unità nella diversità e diversità nell’unità". E ciò vuol dire che "all’interno dell’unica Chiesa ha detto Kasper – vi è posto per una diversità legittima di mentalità, di usi, di riti, di regole canoniche, di teologie e di spiritualità".
Per la portata storica di quanto affermato dal Decreto conciliare, l’ecumenismo si rivela "in ultima analisi" "un’avventura dello Spirito" che chiede "conversione interiore, rinnovamento dello spirito, santificazione personale della vita, carità, abnegazione, umiltà, pazienza, ma anche rinnovamento e riforma della Chiesa". E, soprattutto, chiede preghiera che "è il cuore del movimento ecumenico".