La solidarietà tra Chiese del Nord e del Sud del mondo non manca di ostacoli e tensioni. Non ha timore di parlarne mons. Paul Josef Cordes, presidente del Pontificio Consiglio "Cor Unum", in vista di un dialogo e di una collaborazione franca e costruttiva. Nel suo intervento al Simposio su "Comunione e solidarietà tra l’Africa e l’Europa" organizzato in questi giorni a Roma dal Ccee (Consiglio delle Conferenze episcopali D’Europa) e dal Secam (Simposio delle Conferenze episcopali di Africa e Madagascar), mons. Cordes è stato molto diretto: "Nessuno che sia realista si sorprenderà del fatto che il vicendevole aiuto tra Chiese non raramente provoca tensioni dice -. E’ sempre così quando tra uomini si tratta di denaro. I problemi diventano ancora più acuti per le differenze culturali nel funzionamento del governo ecclesiale tra Nord e Sud. L’evoluzione del pensiero occidentale ha trasmesso una immagine dell’uomo alla quale gli africani giustamente si oppongono". Tra i rimproveri che vengono fatti dalle agenzie caritative cattoliche del Nord ai vescovi del Sud mons. Cordes elenca "la mancanza della necessaria pianificazione dei riceventi" e di una "collaborazione coscienziosa da parte delle diocesi beneficiarie": "E la storia non finisce bene quando i vescovi non usano le donazioni per lo scopo a cui erano state destinate, facendole semplicemente deviare nelle casse della diocesi". Dall’altra parte, le lamentele dei vescovi del Sud nei confronti delle agenzie del Nord sono "il frequente cambio dello staff, la poca disponibilità a collaborare con le Chiese locali dei Paesi beneficiari", la mancanza di una "maggiore conoscenza della realtà locale e dei bisogni reali". Per trovare una soluzione a questi problemi, mons. Cordes rilancia una proposta già fatta in un documento del suo dicastero nel 1975: "Perché non eleggere un membro competente per gli aiuti delle Chiese locali? Potrebbe essere un supporto nel dialogo con le istituzioni di aiuto e i loro rappresentanti".