PROCREAZIONE ASSISTITA: DI PIETRO (CATTOLICA), NO ALLA “SELEZIONE GENETICA” E AI BAMBINI “SU MISURA”

” “”Nessun tipo di intervento finalizzato alla selezione genetica può avere giustificazioni”, ma il caso di Londra, “se possibile”, risponde “ad una logica ancora più perversa” rispetto ad altri episodi analoghi: quella, cioè, di “eliminare un soggetto non malato, solo perché destinato a sviluppare una patologia nell’arco di decenni”. Maria Luisa Di Pietro, del Centro di Bioetica dell’Università Cattolica di Roma, commenta in questi termini al Sir le direttive adottate dall’Authority britannica per l’embriologia e la fecondazione assistita, che ha dato il “nulla osta” alla selezione embrionale per portatori del gene del cancro al colon: in questo modo, un papà di 35 anni, affetto da tale tipo di tumore, è riuscito ad avere la “garanzia” che lui e sua moglie (grazie alla selezione degli embrioni dopo la diagnosi prenatale) non concepiranno figli “a rischio”, vale a dire portatori del gene del tumore in questione. “Siamo arrivati al punto che è talmente elevato il terrore della malattia o della sofferenza – commenta Di Pietro – che si reputa meglio eliminare perfino la possibilità di sofferenze future proprie e altrui, progettando un bambino ‘à la carte’, su misura, su ordinazione”. L'”aggravante” del caso londinese, spiega l’esperta, sta nel fatto che “la malattia non è ancora presente, ed un eventuale intervento dovrebbe essere comunque terapeutico e non soppressivo. Qui invece, l’intervento punta direttamente all’eliminazione di un soggetto non malato, ma che ha l’eventualità di contrarre la malattia in futuro”. Un “assurdo”, questo, per Di Pietro “non giustificato da nessuna ipotesi, per quanto certa, di malattia”: senza contare, informa l’esperta, che “le patologie su sala familiare sono oggi facilmente monitorabile”, e che se diagnosticato in tempo il tumore al colon è curabile e e raramente colpisce il bambino, assicurano gli esperti.