” “”La morte di Mina, la giovane di 22 anni, brutalmente assassinata dalla camorra per il suo legame sentimentale con un coetaneo malavitoso, indica un imbarbarimento della criminalità organizzata”. Ad affermarlo è padre Domenico Pizzuti, sociologo gesuita, profondo conoscitore della realtà di Secondigliano, quartiere periferico di Napoli, dove la camorra ha seminato, negli ultimi due mesi, 14 vittime. Per Pizzuti, però, “la recrudescenza sanguinosa, a cui si assiste oggi, fa parte di cicli di regolamenti di conti tra i vari clan per il controllo del territorio e del mercato della droga. La novità è l’elevamento della soglia della violenza sanguinosa perché le vendette trasversali colpiscono ora anche giovani, famiglie e donne, cioè persone non direttamente coinvolte nelle organizzazioni criminali”. È sbagliato, a giudizio del sociologo, condannare l’intero quartiere di Secondigliano: “Questi fenomeni, pur segnalando un generale ‘smagliamento’ dei valori e un minore controllo sociale, riguardano principalmente le famiglie affiliate ai clan, che si contendono il predominio nel racket della droga. Ci sono, infatti, nuove figure emergenti, i cosiddetti scissionisti, che combattono i vecchi capi clan per acquisire nuovi spazi di controllo”. Per il gesuita, “la pericolosità della camorra non sta solo in questi episodi di violenza sanguinaria, ma nella persistenza di modelli culturali che si trasmettono all’interno delle famiglie camorristiche e di quelle a loro affiliate”. (segue)