Il 78% degli italiani crede che non esistano "guerre giuste" e il 76% ritiene la guerra "un elemento evitabile, superabile grazie al progredire dell’umanità" e alla mediazione politica della comunità internazionale. E’ quanto risulta dall’indagine condotta su un campione di 600 persone dall’istituto Swg, nell’ambito del nuovo volume sui conflitti dimenticati realizzato da Famiglia Cristiana, Caritas italiana e Il Regno, che uscirà nei primi mesi del 2005. Alcune anticipazioni sono state date oggi a Roma durante una conferenza stampa nell’ambito del convegno Caritas su "Riconciliazione e giustizia". Il 53% degli intervistati si dice convinto che la principale causa della guerra in Iraq sia di natura economica, il 28% di natura politica, mentre il 91% ritiene "che dietro i conflitti più dimenticati possano esserci dei concreti interessi internazionali di tipo economico e politico". Il 77% invoca il ruolo primario della comunità internazionale per "prevenire le guerre con la mediazione e senza l’uso della forza", mentre sono il Papa e la Chiesa cattolica (per il 42% del campione) le voci che si alzano più spesso contro la guerra e l’ingiustizia, seguite subito dopo (32%) dalle ong, agenzie umanitarie e movimenti. Solo il 6% degli intervistati attribuisce questi meriti al governo italiano e ancora meno (il 2%) all’Unione europea. Il sondaggio, ha commentato don Antonio Sciortino, direttore di Famiglia Cristiana, "conferma che la quasi totalità degli italiani sta con il Papa, che quella guerra non si doveva fare, che le guerre vanno prevenute con la mediazione politica". Inoltre, "nella percezione degli italiani – ha aggiunto -, c’è la convinzione che il nostro governo non faccia tanto per evitare le guerre. E questo dato è rimasto costante dalla ricerca dell’anno scorso. Nonostante tante dichiarazioni della maggioranza e del governo". Don Sciortino ha anche accusato la televisione di "troppa approssimazione" nel descrivere ogni conflitto e, a volte, catalogarlo semplicemente "come guerra di religione". Tra gli aspetti preoccupanti del sondaggio, il fatto che un quinto del campione, soprattutto giovanissimi e laureati, "considera la guerra un fatto normale, legato alla natura stessa dell’uomo".” ” ” “