"Se una parrocchia è viva, è movimento", perché "il tema del movimento non è alternativo in nessun senso all’istituzione, ma indica la modalità con cui l’istituzione diventa vivente, missionaria". Lo ha detto mons. Luigi Giussani, fondatore di Comunione e Liberazione, intervenendo oggi alla XXI Assemblea plenaria del Pontificio Consiglio per i laici, in corso a Roma (fino a domani) sul tema: "Riscoprire il vero volto della parrocchia". "Una parrocchia è l’affermazione di fondo di Giussani sarà tanto più viva quanto più troverà parroci e fedeli per i quali la sorpresa dell’avvenimento di Cristo incontrato e riconosciuto diventerà l’orizzonte totalizzante il pensiero e l’azione, l’autocoscienza di sé e l’appassionato amore al mistero e al destino dei fratelli uomini". "La fede non ci è data per conservarla, ma per comunicarla; non la si conserva, se non si ha la passione di comunicarla", ha ricordato il fondatore di Cl, secondo il quale "la parola movimento non è un problema particolare che mi tocca in quanto noi costituiamo un movimento riconosciuto dalla Chiesa, ma è qualcosa che prima di tutto indica una modalità permanente nella storia della Chiesa perché la fede diventi persuasiva, pedagogicamente efficace ed edificatrice, che cambia la vita". Un parroco, ad esempio, quando "ha una personalità, una sensibilità, un temperamento e una storia personale che ha mosso" qualcosa nei fedeli, ha creato "movimento" sul territorio, ha spiegato Giussani. Senza questo tipo di "movimento" una parrocchia "è arida e resta una pura istituzione", ha affermato il fondatore di Cl attingendo ai suoi ricordi personali: a Desio il prete di sua mamma, don Amedeo, partendo dal confessionale "ha creato un movimento nella parrocchia, un movimento nel paese", attirando intorno a sé "tante famiglie cristianissime, sempre disponibili ai bisogni del parroco".