CORRUZIONE: DON CICCONE (DIOCESI DI MILANO), “UNA REALTÀ IN CRESCITA PER L’INDEBOLIMENTO DELLA COSCIENZA ETICA PUBBLICA”

Un progressivo depotenziamento della legalità accompagnato da “una visione del potere considerato strumento utile all’interesse personale”. Don Raffaello Ciccone, responsabile del Servizio per la vita sociale e il lavoro della diocesi di Milano, traccia così il profilo della corruzione nella vita pubblica a dodici anni dall’inizio delle inchieste di “Mani pulite”. In un’intervista al Sir (da questa sera on line su: old.agensir.it) don Ciccone parla di “realtà in crescita che, forse un poco superficialmente, credevamo di aver vinto, dopo gli entusiasmi suscitati” dalle prime inchieste e di indebolimento della “coscienza etica pubblica” che ha portato ad “‘capovolgimento’ delle parti per cui chi è inquisito si sente perseguitato e legittimato dal potere che detiene o che gli è stato dato democraticamente”. Una situazione che “è quasi peggiore di quella degli anni Novanta”. Oggi la vera sfida non è tanto quella del denaro, ma “quella che si gioca su valori ormai inquinati o, peggio, inesistenti. E’ un problema di coscienza. Coscienza della libertà, del riconoscimento dei diritti e, quindi, del rispetto della democrazia”. Se, poi, aggiunge don Ciccone, “la Chiesa fa la scelta dei poveri, occorre che si giunga a combattere con intelligenza la criminalità, la mafia, ma anche queste forme di corruzione”. Una responsabilità che “è di tutti”, conclude il sacerdote citando il documento Cei “Educare alla legalità”.