Attualmente sono oltre un miliardo “one billion” in inglese le persone che nel mondo vivono in situazioni di guerra, terrorismo, torture e che subiscono forme di violenza tali da lasciare “ferite invisibili” come disturbi mentali, depressione e altri problemi psichici. La cifra, che dà anche il nome al “Progetto One billion”, rende l’idea dell’entità di questo fenomeno e dell’iniziativa, che si rivolge alle persone che vivono in quei Paesi dove i conflitti sono finiti ed è già iniziata la fase della ricostruzione. Il progetto, presentato oggi a Roma, è promosso dalla Caritas di Roma, dall’Harvard University di Boston, dall’Istituto Superiore della sanità e dall’Istituto Studi superiori Assunzione, insieme a numerose istituzioni pubbliche (tra cui Regione Lazio e Provincia di Roma) che hanno dato il patrocinio. Avviato tre anni fa, avrà la fase culminante nel congresso internazionale che si svolgerà a Roma il 3 e 4 dicembre prossimi. In quell’occasione, come ha spiegato don Guerino Di Tora, direttore della Caritas di Roma, “i ministri della sanità di circa 50 Paesi (tra cui Afghanistan, Angola, Burundi, Cambogia, Vietnam, Congo, Guatemala, Eritrea, Etiopia, Uganda) sottoscriveranno un documento chiamato ‘Action plan’, ossia un piano di azione internazionale per la cure delle ‘ferite invisibili'”. “Purtroppo nessuna democrazia, nessuno sviluppo ha osservato don Di Tora potranno da soli alleviare le sofferenze delle vittime delle crudeltà degli uomini. Ci saranno sempre nelle loro esistenze dei ricordi, delle circostanze, degli attimi in cui il passato, le sofferenze e le paure riaffioreranno: sono le ferite dell’anima”. (segue)