CRIMINALITÀ A NAPOLI: PALMESE (LIBERA), “NON POSSIAMO ASPETTARE IL MORTO DI TURNO”

” “Se oggi assistiamo ad una recrudescenza della criminalità organizzata a Napoli è perché “esistono responsabilità antiche e remote”. È quanto pensa don Tonino Palmese, referente campano dell’associazione “Libera”. “Ci sono – spiega – antiche politiche di dimenticanza della gente, che hanno portato ad una ghettizzazione e alla mancanza di lavoro”. Ci sono, poi, responsabilità remote che, ad avviso di don Palmese, “riguardano anche la magistratura”. Da non trascurare, aggiunge il sacerdote, che viviamo “nell’Occidente opulento caratterizzato dal mercato che, come logica, ha solo quella di rincorrere i beni. Se ciò è supportato dalla mancanza di lavoro, come a Napoli, la gente impazzisce e tende ad andare verso il crimine, che, in maniera immediata e veloce, fornisce danaro”. Il tutto, sottolinea don Palmese, “condito da un substrato sociale così poco colto e involuto”. Ricette facili non ci sono, “ma bisognerebbe spezzare l’enorme massa di continuità di malavitosi su certi territori, facendo in modo che la gente vada a vivere altrove. A Forcella non si potrà mai risolvere nulla se, su 300 famiglie, 250 sono colluse. Non possiamo aspettare il morto di turno per fare qualcosa: ammazzano Annalisa e si fa una scuola; al prossimo morto il cinema, tra due la palestra, tra tre il centro sociale”. Non è questo, conclude don Palmese, il modo di risolvere i problemi. “Ormai i nostri quartieri – avverte – sono una sorta di ‘Grande fratello’, dove noi osserviamo la criminalità messa insieme e dalla quale non può uscire nulla di buono”. Se Napoli ancora non è stata sopraffatta dalla criminalità, “è perché – conclude – c’è tanto bene sicuramente superiore al male, ma quanto manca alla distruzione? Purtroppo, io temo, poco”.