Le cure palliative sono "necessarie" per "evitare" il ricorso all’eutanasia e accanimento terapeutico. Se ne è parlato oggi, nel corso della Conferenza stampa di presentazione della XIX Conferenza internazionale sul tema "Le cure palliative", che si terrà dall’11 al 13 novembre in Vaticano (Aula nuova del Sinodo) per iniziativa del Pontificio consiglio per la pastorale della salute. Interrogato dai giornalisti sulla distinzione tra accanimento terapeutico e cure palliative, il card. Javier Lozano Barragàn, presidente del citato dicastero pontificio, ha ricordato che si parla di accanimento terapeutico in caso di cure "sproporzionate", cioè "quando si tenta di prolungare in una maniera dolorosa e inutile un’agonia che non ha già nessuna risposta dal paziente". Le cure palliative, invece, sono "cure proporzionate", in quanto finalizzate "anche a cercare di ridare la vita, ma soprattutto a migliorare la qualità della vita fisica, mentale, sociale e spirituale del paziente, in modo da permettergli di affrontare al meglio l’ultimo momento della vita, che è quello più importante". "È proprio per evitare l’accanimento terapeutico e l’eutanasia che sono necessarie le cure palliative", ha aggiunto Vittorina Zagonel, specialista in oncologia ed ematologia, informando come "la richiesta di eutanasia nei malati di cancro è in genere legata al dolore, al non voler pesare sulla famiglia e al morire da solo". Tutte situazioni, questa, a cui le cure palliative cercano di rispondere, attraverso "l’accompagnamento del paziente terminale tramite un’équipe di medici, specialisti e volontari frutto di un approccio integrato tra le varie discipline".