CURE PALLIATIVE: SOLO LA METÀ DEI MALATI TERMINALI PUÒ BENEFICIARNE, PIÙ "RISORSE" PER ASSISTENZA DOMICILIARE

Nonostante i "molti passi avanti" fatti in Italia negli ultimi anni, ancora oggi circa la metà dei malati terminali muore negli ospedali "per pazienti acuti", e solo la metà può beneficiare delle cure palliative. E’ uno dei dati forniti nel corso della Conferenza stampa di presentazione della XIX Conferenza internazionale su "Le cure palliative", che si svolgerà in Vaticano dall’11 al 13 novembre per iniziativa del Pontificio consiglio per la pastorale della salute. "Sia gli ‘hospice’, le strutture dedicate all’accoglienza dei malati terminali, che l’assistenza domiciliare si sono sviluppate nel nostro Paese –  ha fatto notare Vittorina Zagonel, specialista in oncologia ed ematologia – ma c’è ancora una disomogeneità notevole sul territorio nazionale". Mentre è di ieri la notizia che il Ministero della Sanità collocherà i farmaci contro il dolore nella fascia gratuita, "occorre ricordare – ha detto Maurizio Evangelista, ricercatore di terapia del dolore all’Università Cattolica di Roma –  che la Chiesa non è contro l’uso degli oppiacei, ma individua le situazioni in cui è definito lecito il loro impiego, vale a dire in tutte quelle situazioni in cui il dolore è inutile". "Il costo di un paziente curato a domicilio è molto inferiore rispetto a quello di un letto in qualsiasi ospedale per un giorno", ha aggiunto il relatore, secondo il quale oltre ad una carenza di "risorse" per le cure palliative bisogna fare i conti con "l’errata allocazione delle risorse stesse", con pazienti che vengono a volte "ricoverati per errore" negli ospedali tradizionali. Quanto alla liceità o meno del "testamento biologico", il card. Javier Lozano Barragàn, presidente del Pontificio consiglio per la pastorale della salute,  ha precisato che occorre rispettarlo solo "se è in accordo con il principio fondamentale del rispetto della vita dal concepimento fino al termine naturale".