30° CONFAP: COLASANTO, "FORMAZIONE PROFESSIONALE NELLA SOCIETÀ DELLA CONOSCENZA"

Un ordinamento scolastico “da verificare e coordinare rispetto anzitutto ai licei tecnologici”, una “disomogeneità di comportamenti delle Regioni, qualcuna delle quali ignora la legge Moratti”, le “competenze professionali da certificare a livello nazionale come Conferenza delle Regioni, con valore sull’intero territorio italiano”, “l’aspetto culturale da orientare verso la società della conoscenza”: sono queste, secondo Michele Colasanto, docente dell’Università Cattolica di Milano e già presidente dell’Isfol (Istituto per lo Sviluppo della Formazione Professionale per i Lavoratori), le sfide più concrete che attendono il mondo della formazione professionale del nostro paese. Colasanto, intervenuto questa mattina al convegno dei 30 anni della Confap, ha però anche messo in guardia dal rischio che nella società del lavoro “flessibile” il lavoro si faccia “economicamente, per paradosso, più ‘dipendente’, quanto più assume i caratteri dei contratti atipici, privatizzato il rischio sociale, si fa percorso di lavoro e non lavoro”. Lo stesso allarme è stato lanciato dal sen. Tiziano Treu, dicendo che la legge Biagi “eccede in flessibilità, senza compensazioni adeguate, né sotto forma di formazione continua, né sotto forma di ammortizzatori sociali. Mancano cioè le ‘reti di sicurezza’ per i lavoratori flessibili” ha detto, “e ciò va tenuto presente riguardo alla predisposizione di profili formativi”. Luigi Bobba, presidente delle Acli, ha richiamato i primati negativi del nostro paese: “alta dispersione scolastica, basso numero di diplomati, basso livello di formazione permanente e ricorrente”, richiamando il ruolo svolto dalla formazione professionale di ispirazione cristiana della Confap e delle Acli stesse che hanno il proprio istituto Enaip che lavora in accordo con la Confap all’interno dell’associazione “Forma” che cura i rapporti istituzionali.