CONVEGNO CEI SULL’IMPRENDITORIA FEMMINILE: DONNE "PRONTE" AL COMANDO, MA ANCORA "SENZA MODELLO"

Dalla "forte identità", "pronte" per la plancia di comando, ma ancora senza un "modello" di "stile" imprenditoriale femminile, che risulta troppo spesso “un’imitazione" di quello dei colleghi maschi. E’, in sintesi, l’identikit dell’imprenditrice donna così come è emerso dal seminario di studio su "Quando l’imprenditore è donna. Generare responsabilità sociale", svoltosi oggi a Roma per iniziativa dell’Ufficio Cei per la pastorale sociale e il lavoro. Nel mondo dell’imprenditoria, ha detto Mariangela Gritta Grainer, dell’Unioncamere e Asseforcamere, citando i dati di un’indagine di prossima pubblicazione (la prima in Italia a campione "misto", metà al femminile e metà al maschile) promossa dal Ministero per le Attività Produttive e dall’Unioncamere in vista di un protocollo di intesa sull’imprenditoria femminile, "le donne sono un soggetto dalla forte identità, non marginale, pronte per assumere un ruolo di comando, se viene data loro la possibilità di introdurre nel modello di sviluppo elementi di ‘qualità’ sociale". Nonostante tali progressi, ha aggiunto però la relatrice, "lo stile imprenditoriale delle donne, differente da quello maschile, non costituisce ancora un modello", visto il "basso tasso" di imprenditorialità femminile, che "nel nostro Paese rimane una risorsa ancora inesplorata". Per quanto riguarda il profilo delle aziende, al femminile funzionano di più quelle dove esiste una "rete familiare", non solo come "supporto e aiuto concreto, ma anche come fattore di successo dell’impresa stessa", grazie al "sostegno psicologico" e al "rapporto paritario" con il proprio partner. Come imprenditrici, inoltre, le donne sono "molto attente agli effetti della produzione sull’ambiente e sulla persona" e sentono di più dei loro colleghi uomini la "pesantezza" della burocrazia.