CRIMINALITÀ A NAPOLI: MONS. RIBOLDI, “I MEDIA NON DOVREBBERO MOSTRARE SOLO LA PARTE MALATA”

” “Napoli non può essere buttata via. I media non dovrebbero mostrare solo la parte malata ma anche l’altra Napoli, capitale di arte e cultura. I giornali amplificano la cronaca nera, perché tira di più”. Così mons. Antonio Riboldi, vescovo emerito di Acerra, da oltre 20 anni in prima linea nella lotta alla criminalità organizzata, in un’intervista per il Sir (testo integrale oggi pomeriggio su old.agensir.it) sull'”altra Napoli” che fatica ad emergere dalle pagine dei giornali. Secondo mons. Riboldi, “i mezzi d’informazione dovrebbero smorzare i toni. Un vecchio proverbio della mafia recita: ‘Parlate di mafia, parlatene pure perché ci giova, fateci sentire qualcuno’. Il nostro parlare rende importanti i boss. Visitando alcuni capi clan nelle carceri, mi sono accorto che la loro grandezza è la vanagloria e, quando dicevo che per me non erano nessuno, se avessero avuto un mitra, mi avrebbero sparato”. Ma cosa fare dinanzi all’ennesimo omicidio – quello di Francesco Alfieri, fratello dell’ex boss Carmine, ora collaboratore di giustizia – o dinanzi a famiglie intere che festeggiano l’uccisione di boss avversari o, ancora, dinanzi a mamme che inveiscono contro poliziotti e carabinieri per il blitz che ha portato all’arresto di oltre 50 criminali a Scampia? “Sarebbe auspicabile – dice mons. Riboldi – scendere per le strade, tutti insieme. Non serve il grido solitario di un parroco, ma di tutta la Chiesa che è in Campania. C’è tanto bene in questa Napoli, anche a Scampia. Al di là dei malavitosi e di chi resta indifferente, demandando alle forze dell’ordine la soluzione dei problemi, c’è una città nascosta che non fa rumore: è la Napoli vera che lotta per il bene, contro la violenza, quartiere per quartiere. Si tratta, per lo più, di persone che frequentano le parrocchie o le associazioni ecclesiali”. Insomma, conclude mons. Riboldi, “fa molto rumore un albero che cade e non una foresta che cresce. Napoli deve diventare la foresta”.