” “Pubblichiamo la nota Sir di questa settimana. Due manifestazioni parallele, a Milano e Venezia, hanno riproposto, ad un anno e mezzo dalla scadenza naturale della legislatura, il bipolarismo italiano e i suoi due leader, il presidente del Consiglio Berlusconi, da un lato, e Prodi, rientrato da Bruxelles, dall’altro. Due discorsi molto diversi, espressione di situazioni politiche molto diverse, con una coalizione di governo che si deve rilanciare, e una di opposizione che deve trovare un bandolo programmatico comune. Comunque sia, la rinnovata sfida tra i due schieramenti e le due personalità che sembra profilarsi, senza “terze posizioni” intermedie sembra assicurare nei prossimi mesi, in cui si entrerà nel vivo della campagna per le regionali, un traguardo di relativa stabilità ad un sistema politico sempre fibrillante. Non mancheranno motivi di frizione e di dialettica interna, in particolare il centro-destra dovrà riuscire a costruire un rapporto elettorale con formazioni a destra di An, che rischia di sottrarre quote marginalmente significative di elettorato, ma le due coalizioni sembrano abbastanza definite. D’altra parte, i sondaggi fotografano un sostanziale equilibrio e affidano un ruolo decisivo nell’esito finale ai cosiddetti indecisi, che in realtà sono coloro che si rifugiano in un astensionismo provvisorio, in polemica con lo schieramento di appartenenza. Se le coalizioni sono definite, è evidente che il conforto è destinato a indurirsi. Qui si pone allora il punto che rischia di sfuggire, di fronte al gusto tutto italico della contrapposizione. Il confronto, anche duro, è l’anima della democrazia, in quanto si svolga all’interno di un sistema-Paese forte e coeso, di un quadro costituzionale e valoriale robusto e condiviso e di una macchina istituzionale talmente forte da ben sopportare elementi di spoils-system. Senza queste condizioni il confronto degenera in rissa, in zuffa, accentuando una situazione di disagio. Sono dunque necessari, mentre il sistema politico ribadisce il proprio bipolarismo, investimenti sistemici di quadro, di cornice, cui sono chiamate tutte quelle forze sociali, culturali, che non possono ridursi semplicemente a “parteggiare”. C’è da alimentare e irrobustire il sistema dei principi e dei valori, valori di identità e di cittadinanza, c’è da rilanciare il ruolo dell’amministrazione pubblica e degli investimenti pubblici, al servizio dei cittadini e non delle parti politiche, c’è da sviluppare il profilo internazionale dell’Italia, che deve essere patrimonio e impegno condiviso di maggioranza e di opposizione, in un sistema europeo e internazionale in cui, all’interno di alleanze istituzionalizzanti sempre più rilevanti, gli Stati continuano a contare.