“Una razionalizzazione di tutti i corsi d’acqua che lambiscono in qualche modo i centri abitati, lo studio geologico accurato del territorio riservato alla edificabilità”. Sono questi, per don Tonio Tagliaferri, parroco e giornalista della diocesi di Cagliari, i primi passi da compiere in Sardegna “per sconfiggere la furia dell’acqua nelle ricorrenti alluvioni che fanno seguito ai lunghi periodi di siccità”: “Questo – scrive Tagliaferri in una nota sul Sir di oggi – è il futuro che impegna non soltanto le pubbliche amministrazioni ma anche i cittadini che debbono favorire la sicurezza e collaborare attivamente per averla anche quando interessi economici e speculazioni possono premere in modo convincente”. Intanto, questa mattina, sono tornati in classe i 250 alunni delle scuole materna, elementare e media di Villagrande Strisaili, il paese devastato, lunedì 6 dicembre, da un’alluvione che ha provocato anche la morte di Assunta Bidotti e della nipote Francesca Longoni, travolte dal crollo della loro casa. “Questa tragedia spiega Tagliaferri – è legata ad un non razionale imbrigliamento delle acque di tre torrenti che attraversano il paese. L’averli chiusi con canali in cemento coperti ha favorito la loro ‘esplosione’ proiettando la massa d’acqua sulle case costruite in prossimità dallo scorrimento del fiume sotterraneo”. Le alluvioni dei giorni scorsi, prosegue il parroco, possono sembrare “un paradosso per una terra che ha sempre sofferto la mancanza di acqua. Ma di fatto non lo é, perché la lunga storia della Sardegna è stata sempre caratterizzata da queste due piaghe bibliche, la siccità e le alluvioni”. Secondo Tagliaferri, “c’è da prendere atto che molto è stato fatto e si sta facendo, grazie agli interventi strutturali di dighe e collegamenti tra i vari sistemi imbriferi. Ma ancora resta molto da fare soprattutto sul piano della prevenzione e nella pianificazione del territorio”.