” “Di fronte a questo episodio “che ha toccato in profondità le coscienze di molte persone e che interroga ciascuno di noi” occorre “tornare a riflettere sugli ideali che presentiamo ai nostri giovani”. Non usa mezzi termini Mario Mozzanica, già giudice del Tribunale dei minori di Milano e docente di pedagogia della marginalità e della devianza all’Università Cattolica, all’indomani dell’arresto dei responsabili dell’omicidio dell’anziano benzinaio di Lecco, due ragazzi di 17 e 18 anni. In un’intervista che apparirà sul settimanale diocesano “Il Resegone” in uscita questa settimana, Mozzanica parla di “omissione oggi in atto e della sostituzione dei valori veri con idoli e con falsi valori”. “Dove abita, oggi, l’educare? – si interroga il pedagogista – Educare significa preparare un ragazzo a vivere nella società e a ricercare il senso profondo della sua vita” oppure “risponde alla domanda dell’utilitarismo?”. Per Mozzanica oggi vi è “un clima di rimozione intorno al discorso educativo” e cresce “la solitudine della famiglia ad elaborare il proprio progetto esistenziale”. Forse essa “si fa figlia del consumo” e non sempre “educa i figli al bene e all’onesto”, e se “si educa all’utile, a ciò che serve per superare gli altri”, può apparire legittimo, avverte il pedagogista, “eliminare chi si frappone tra me e il mio utile”. Di qui la necessità di “educare la libertà” delle persone e di riscoprire “una dimensione fraterna di prossimità”.