In Italia sono 2.600.000 gli stranieri in regola con il permesso di soggiorno. Di questi 400.000 sono minori, secondo i dati del Dossier Caritas-Migrantes.
“Questa presenza sta cambiando il panorama umano e culturale delle nostre città e delle nostre scuole – ha fatto notare don Matteo Zuppi, della Comunità di Sant’Egidio, – la loro permanenza nello statuto di ‘straniero’ favorisce nel tempo la discriminazione, è una spinta a richiudersi nel ‘comunitarismo’, riduce di molto l’efficacia dell’integrazione della scuola e della vita in Italia, è veicolo di diffidenza e non di integrazione: contro gli interessi nazionali”.
“Per queste ragioni- ha detto il giurista Claudio Cottatelucci- la Comunità di Sant’Egidio ha proposto una riforma della legge: acquisizione della cittadinanza dalla nascita in Italia, se i genitori sono regolarmente presenti da almeno due anni. Acquisizione, se il minore impegna in Italia almeno sei anni nel proprio processo di formazione e lavoro. Per gli adulti ha specificato il giurista la proposta è di diminuire il periodo necessario alla naturalizzazione. Dai 10 anni attuali, a cui aggiungerne circa tre per la definizione del procedimento, a sei anni, in analogia con quanto avviene in altri paesi europei. Accade invece, che anche per la difficoltà di documentare la residenza con un contratto d’affitto regolare o con la tassa della nettezza urbana, per un periodo così lungo, la richiesta di cittadinanza diventi impossibile per molti. Attualmente occorre dare seguito ai tre disegni di legge depositati in Parlamento, sottoscritti da oltre duecento parlamentari di maggioranza e opposizione, in discussione ormai da tempo dinanzi alla Commissione Affari Costituzionali”.