GIOVANI E MEDIA: “L’INFORMAZIONE APRA LE PORTE AI GIOVANI; PIÙ MERITI, MENO RACCOMANDAZIONI”

Dare ai giovani “informazioni di qualità” per accedere ad una società che considerano chiusa, “nella quale non riescono ad entrare senza la famiglia e la raccomandazione”, visto che i giornali “danno l’idea che solo i più furbi sono premiati e non chi invece ha meriti”. E’ stato questo il commento di Innocenzo Cipolletta, presidente del Sole 24 Ore, ai risultati del sondaggio Eurisko su “come i giovani vedono la società attraverso i media” nell’ambito del convegno “Giovani lettori, nuovi cittadini” organizzato dall’Osservatorio permanente giovani-editori e dall’Acri, l’Associazione delle Casse di risparmio e delle fondazioni di origine bancaria, in corso oggi a Firenze. Nel dibattito successivo gli interlocutori hanno in parte contestato i dati del sondaggio, perché farebbe apparire i giovani italiani come “convenzionali e conservatori”, mentre la realtà è molto meno generica. Per Cipolletta “il linguaggio del quotidiano non va portato ad un livello più basso ma bisogna avvicinare i giovani utilizzando nuovi strumenti, magari fumetti, barzellette, sms…”. Secondo Stefano Folli, direttore del Corriere della Sera, i quotidiani “devono essere in netta antitesi rispetto agli aspetti dozzinali diffusi dalla tv, quindi un giornale di qualità e autorevole sarà sempre di difficile accesso”. Una strada per “raggiungere i giovani a metà strada” è allora quella di “proporre storie anziché temi astratti, dare loro fiducia nel futuro e miscelare le cattive notizie con gli aspetti normali del quotidiano”. Di parere opposto Enrico Mentana, direttore editoriale di Mediaset, secondo il quale “i giovani non hanno nessun problema ad avvicinarsi alla realtà, ma vogliono una informazione amica che parli la loro lingua e affronti i loro problemi, non quelli delle classi dirigenti”. Lorenzo Chicchi, presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Rimini, ha invece messo in guardia contro “una tv che finisce per educare, mentre la famiglia non educa più e viene vista dai giovani come, un centro servizi dove si va mangiare e la mamma stira le camicie”.