GIORNATA MONDIALE DELLA PACE: CARD. MARTINO, "CITTADINANZA MONDIALE" È APPELLO A "PARTECIPAZIONE"

"La condanna del razzismo, la tutela delle minoranze, l’assistenza ai profughi e ai rifugiati, la mobilitazione della solidarietà internazionale nei confronti di tutti i bisognosi". Sono queste, ha detto il card. Renato Raffaele Martino, presidente del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, alcune "coerenti applicazioni" del principio della "cittadinanza mondiale", che Giovanni Paolo II introduce – per la prima volta nella storia della Chiesa – nel Messaggio per la prossima Giornata mondiale della Pace. Un invito a "partecipare", ad "essere presenti in tutto il mondo", lo ha sintetizzato Martino. "È la partecipazione – ha aggiunto – che deve farci sentire membri della società mondiale auspicata dal Papa, che quando parla di questa nuova categoria di cittadinanza non ha in mente nessun ufficio anagrafico dove poter ritirare una sorta di carta di identità di ‘cittadino del mondo’. Con il termine ‘cittadinanza mondiale’ il Santo Padre vuole indicare quel senso di appartenenza comune a tutti noi, come parte dell’umanità". "L’appartenenza alla famiglia umana – scrive infatti Giovanni Paolo II – conferisce ad ogni persona una specie di cittadinanza mondiale, rendendola titolare di diritti e di doveri, essendo gli uomini uniti da una comunanza di origine e di supremo destino. Basta che un bambino venga concepito perché sia titolare di diritti, meriti attenzioni e cure e qualcuno abbia il dovere di provvedervi". Interrogato in merito all’eco internazionale dei messaggi papali, Martino ha affermato che "il Papa molte volte è sentito, ma non ascoltato. L’azione del Papa e dei membri della Chiesa è comunque quella di sensibilizzare le coscienze, cercando di convincere gli uomini a fare il bene invece che il male".          ” “