” “Se non viene “ripreso con forza lo stile non occasionale, bensì strutturale ed istituzionale del dialogo e del confronto” sostiene mons. Chiarinelli a proposito dell’appello di Ciampi esistono alcuni “fattori” che “rischiano di svuotare la democrazia” dall’interno. Tra questi, il “fenomeno incontrovertibile” della globalizzazione, in virtù del quale “nessun settore della società può illudersi di ‘fare da solo'”; il declino della forma Stato-nazione, “superata” sia verso l’alto (dalla dimensione europea e internazionale dei problemi, dal proliferare delle authority), sia verso il basso, “grazie alla crescita delle autonomie locali e al protagonismo della società civile”. Senza contare, aggiunge il vescovo, la “complessità sociale”; che da un lato porta alla “frammentazione culturale”, dall’altro alla “parcellizzazione della vita”, quando “si perseguono solo gli interessi di parte od obiettivi che, anche se legittimi, non possono rappresentare da soli l’interesse della società”. “Il Paese non crescerà se non insieme”, ammonivano i vescovi italiani già nel 1981: una affermazione, secondo Chiarinelli, “ancora attuale, sebbene siano passati più di vent’anni. Oltre ad essere, infatti, un punto felice di diagnosi, rappresenta anche un’indicazione ben precisa del cammino da compiere”, partendo dal comune impegno di “ricostruire un éthos collettivo”, una “comune piattaforma di riferimento etico, a partire dal “protagonismo” dei laici e dalla capacità di “incontrarsi ai tavoli del confronto e del dialogo”.