VICENZA E PADOVA: AVANZANO LE POVERTÀ INVISIBILI

” “Un nuovo progetto di solidarietà (“Farsi prossimo”) finanziato dalla Fondazione Cariverona per la diocesi di Vicenza e una serie di servizi integrati a Savona tramite la Fondazione Comunità Servizi: sono le risposte che le due diocesi danno alla crescente presenza di poveri nei due territori considerati “ricchi”, sia dal punto di vista lavorativo, sia per quanto riguarda il livello dei redditi medi della popolazione. “L’esclusione sociale a Vicenza cresce e la società nel suo complesso non riesce a dare risposte adeguate”, dicono alla Caritas vicentina, che da tempo anima ben due centri di ascolto. Gli utenti sono sia italiani che stranieri: i primi lamentano la mancanza di lavoro, la rottura di legami famigliari, e il crollo delle sicurezze minime esistenziali e materiali. Gli immigrati invece si trovano nella condizione per quasi il 50% di essere senza permesso di soggiorno, e quindi molto vulnerabili: manca il lavoro o è precario (70%), c’è necessità di assistenza “segretariale” o “promozionale” (aiuto nell’inserimento e nel trovare lavoro). “Servirebbero percorsi meno burocrativi – dice don Giovanni Sandonà, direttore della Caritas – capaci di regolarizzare subito chi ne ha i requisiti”. I problemi si avvertono anche sul piano politico.
Analogo discorso a Savona, dove con Adolfo Macchioli, direttore della Caritas diocesana, sostiene che sembra essere stata vincente la scelta di dare vita a una fondazione che unifica i diversi servizi resi dalla Caritas: immigrazione, emergenza famiglie, casa, salute ecc. “Le persone evitano di girare inutilmente per la città – spiega -, c’è maggiore osmosi tra gli operatori, le risposte sono più rapide ed efficaci”. I servizi gestiti dalla Caritas savonese coprono i bisogni di mensa, accoglienza, laboratori, dormitori, ‘seconda accoglienza’ per i più autonomi, oltre a vari progetti finalizzati. La sfida del futuro riguarda le povertà “invisibili”, quelle derivanti dal caro-vita, caro-affitti, caro-case: “con la diminuzione del potere d’acquisto arriva un inevitabile abbassamento del tenore di vita e poi si scivola nella povertà”, spiega ancora don Macchioli.