“La promozione di una reale partecipazione delle donne alla vita politica del Paese”, il sostegno a maternità e famiglia, e “un’azione di informazione capillare sulla procreazione medicalmente assistita in vista dei possibili prossimi referendum” sono, nelle parole di Anna Maria Mauro Pastorino, presidente nazionale del Centro italiano femminile (Cif), gli impegni assunti durante il convegno nazionale che si è chiuso ieri a Roma. Promosso per celebrare il 60° anniversario del Cif (associazione che conta 14mila iscritte su tutto il territorio nazionale), l’incontro ha avuto come tema “Di generazione in generazione. Una storia con le donne per la famiglia e per la società”. “Dall’iniziale campagna per il voto delle donne – ha detto la presidente – ora bisogna impegnarsi per quella del voto alle donne”. “Creare artificialmente la vita ha finito per annullare la dimensione sociale della procreazione” e la legge sulla procreazione assistita “sebbene perfettibile, ha il merito di avere riconosciuto fin dall’inizio tutti i soggetti coinvolti nella procreazione”, ha osservato Gabriella Gambino del Comitato nazionale di bioetica, intervenendo alla tavola rotonda sulla fecondazione artificiale che ha concluso il convegno. Per Marianna Gensabella, docente di bioetica all’Università di Messina, “i divieti della legge volti a tutelare i diritti del concepito” vanno a “scardinare pratiche che già erano, in assenza di legge, in uso” e richiamano “a nuove e più forti responsabilità verso la vita umana”. Lucio Romano, dell’Università Federico II di Napoli, ha affermato che “la cosiddetta selezione embrionale” è “una pura illusione”, perché “l’errore è possibile, sia nel giudicare l’embrione malato, sia nel giudicarlo sano”. Si tratta, comunque, di una pratica “moralmente inaccettabile”.