SANT’AMBROGIO: IL CARD. TETTAMANZI, "IL VOLTO AMICO E SOLIDALE DELLA CITTÀ"

Ha voluto "interrogarsi su una città che troppo spesso è malata di solitudine, di isolamento e di anonimato", il cardinale Dionigi Tettamanzi nel tradizionale discorso alla città di Milano e ai suoi amministratori, significativamente intitolato "Il volto amico e solidale della Città" e tenuto, come tradizione, nella vigilia della festa patronale di Sant’Ambrogio. Rivolgendosi, nell’omonima basilica ai circa quattromila presenti tra cui il sindaco Albertini, il presidente della Provincia di Milano, Penati e il governatore della Regione Lombardia, Formigoni, il presule ha parlato di un "anonimato che ci ferisce ogni giorno, che è piaga inguaribile, nascosta e dolorosissima", e che obbliga a recuperare "una solidarietà che è essenziale virtù civile perché la nostra città non diventi una città fantasma, popolata di ombre, abitata da uomini e donne che non si ‘riconoscono’ più vicendevolmente". "È questa relazione che tiene insieme la società", ha scandito il cardinale, aggiungendo: "La solidarietà è un orientamento del cuore; un ‘habitus’ mentale; una norma. Potremmo dire che non può esserci un cittadino, né tanto meno una città, se viene rifiutata la solidarietà. La solidarietà appartiene, ad onta di tutto, nonostante guerre, massacri, eccidi, alla storia dell’uomo, alla sua cultura". Una solidarietà, questa, che si qualifica dunque "come giustizia e non come pietà di basso profilo" e che, come tale, "deve essere coltivata nella cultura di un popolo, perché – ha avvertito il presule – non possiamo permetterci di smarrirne il senso e la pratica". Anzitutto a livello delle istituzioni, ha suggerito l’arcivescovo: "La solidarietà è un modo per rispettare la nostra Costituzione, il suo spirito profondo, il suo ‘desiderio’ di essere per tutti patto amato e condiviso. Essa deve diventare la fisionomia della città, il presupposto e l’anima della democrazia. È, dunque, importante che all’esercizio della politica si unisca il costante esercizio di una democrazia solidaristica". (segue)