STATUTO TOSCANA: NOTA SETTIMANALE

Pubblichiamo la nota Sir di questa settimana – Merita leggere con una certa attenzione la recentissima sentenza della Corta costituzionale sullo statuto toscano.
Lo Stato aveva presentato ricorso di legittimità costituzionale su alcuni punti di non poco conto, a partire da quello relativo alle coppie di fatto. L’opposizione è stata dichiarata inammissibile "per carenza di lesività", come si dice in linguaggio tecnico. Infatti, secondo i giudici della Consulta, gli enunciati contenuti nello statuto ed oggetto del ricorso hanno un carattere "non prescrittivo e non vincolante… esplicano una funzione, per così dire, di natura culturale e anche politica, ma certo non normativa". Di più: la stessa sentenza ribadisce che ad enunciazioni di tal fatta "non può essere riconosciuta alcuna efficacia giuridica", in quanto sono espressione delle sensibilità politiche presenti nella comunità regionale al momento dell’approvazione dello statuto stesso.
Il ragionamento dei giudici costituzionali non è privo di interesse Ecco il punto: siamo di fronte ad una iniziativa appunto "di natura culturale e anche politica", condotta con largo dispiegamento di mezzi, che gioca molto sul cosiddetto "effetto annuncio", affermando appunto mere enunciazioni come ormai sicure acquisizioni normative.
Si apre al contrario uno spazio di dibattito, di discussione, di confronto, che non ha nulla di scontato. E che merita di essere giocato con grande apertura, serenità, ma anche determinazione.
Le vicende più recenti infatti, come lo sviluppo del dibattito culturale e politico, stanno provvedendo a falsificare vecchie, presunte certezze cristallizzate nella formula modernizzazione = secolarizzazione.
Al contrario, si pone in tutta evidenza un problema di identità, che invita tutti, anche nelle più concrete e contingenti secrete quotidiane, a fare i conti con la realtà delle cose e non con le affermazioni ideologiche. E proprio ragionando sulla realtà, la difesa e la promozione della famiglia fondata sul matrimonio di un uomo e di una donna, lungi dall’essere una battaglia di retroguardia appare come una posizione perfettamente funzionale allo sviluppo della società e della nostra stessa civilizzazione.
In concreto per i cristiani significa puntare con risolutezza ad un confronto che sia capace di far emergere la falsità di vecchi schemi ed innovare rispetto a vecchi paradigmi, nel senso di sintonizzarsi sui bisogni, le esperienze, le speranze, la vita di oggi e di domani con quel di più di "cuore" e di "ragione", che viene da una fede coerentemente vissuta e laicamente espressa. E trovare così sempre maggiori convergenze con tutti coloro che hanno a cuore il futuro di una società in cui le norme sulla vita sociale, proprio in quanto finalizzate a promuovere il bene dell’uomo, non possono prescindere dalla verità del suo essere.