” “”In un cruciale passaggio storico per il nostro Paese”, il card. Ruini ha aiutato la comunità cristiana italiana “a non smarrire le ragioni dell’unità della fede e della comunione fraterna, evitando la diaspora culturale dei credenti” non attraverso “l’impossibile ipotesi dell’omogeneità”, ma seguendo “la strada più ardua e più fruttuosa del riconoscimento della molteplicità delle strutture pastorali e della pluralità dei carismi, per esaltarne la complementarietà mediante l’integrazione”. Salutando, a nome della Chiesa italiana, il card. Camillo Ruini durante la Messa da lui celebrata nella Basilica di S. Giovanni in Laterano in occasione del suo giubileo sacerdotale, mons. Giuseppe Betori, segretario generale della Cei, ha sintetizzato in questi termini “il centro del suo magistero”, teso a “condurre la Chiesa là dove l’uomo in Cristo incontra il mistero di Dio e quindi di sé”. “Nel suo sevizio a vantaggio della Chiesa italiana ha detto Betori lei ci insegna a spingere lo sguardo oltre le contingenze, spesso anguste e non raramente sterili; a cercare un respiro più profondo rispetto ai semplici disegni organizzativi; a dare proiezione al nostro impegno prendendo rincorsa dalla storia e insieme guardando coraggiosamente in avanti; soprattutto, a orientare ogni giudizio e ogni scelta al mistero della persona di Cristo”. “Le siamo grati per l’acutezza nel cogliere e indicare il senso dei mutamenti che segnano questo nostro tempo, difficile e affascinante”, ha proseguito il segretario generale della Cei: “Lei ci spinge a superare le false contrapposizioni di una immobilità che vorrebbe camuffarsi da tradizione e di un avventurismo che si spaccia per profezia. Nella percezione della centralità del problema culturale lei ci aiuta a scoprire il luogo in cui la fede si innesta nella vita. E’ il senso del ‘progetto culturale’, da lei avviato e che oggi ci vede particolarmente impegnati”.