SUICIDI E OMICIDI TRA I GIOVANI: POLLO (SOCIOLOGO), VITTIME DI “EMOZIONI” E DI UN “LINGUAGGIO POVERO”

Il dato che “emerge” da fatti di cronaca come quelli del ragazzo di Genova che si è suicidato per aver distrutto la macchina del padre, o del diciassettenne di Milano che ha ucciso un ventitreenne all’uscita di una discoteca dopo una “lite” per una ragazza, dimostrano “l’incapacità di trasformare le emozioni in sentimenti”, sempre più ricorrente in molti giovani di oggi, sottoposti ad una “sovraesposizione di stimoli ” che può generare anche “risposte violente”, se “elaborati” semplicemente attraverso i “modelli sommari” ed il “linguaggio povero e grossolano dei media”. É il parere rilasciato al Sir dal sociologo Mario Pollo, che invita però a “non assolutizzare” i gravi episodi di cui riferiscono i giornali di questi giorni, visto che oggi “la condizione giovanile è molto frammentata, e ciò che accade in uno di questi ‘mondi’ non è automaticamente trasferibile agli altri ‘mondi’ contigui”. Riguardo agli episodi citati, Pollo afferma che “i giovani sono carenti nella capacità di elaborare le emozioni, che sono semplici reazioni fisiologiche, in sentimenti, i quali richiedono invece una capacità di interpretazione più profonda rispetto ai modelli molto semplificati e grossolani che forniscono i mezzi di comunicazione di massa. La risposta violenta, ad esempio, in tv o nelle fiction è normale e ampiamente diffusa”. Un nuovo “vocabolario dei sentimenti” è, dunque, per il sociologo la risposta da fornire alle nuove generazioni, spesso non in grado di andare oltre il “linguaggio povero” dei media o di “vivere una relazione profonda con l’altro, percepito come un ‘simulacro’, come un’immagine esterna o virtuale funzionale a sé stessi e non colta nella sua specificità. Anche una dialettica debole tra identità e alterità genera violenza”.