“L’ideale che deve stare davanti e al cui servizio si pone l’attività sportiva” per mons. Lanfranchi “è lo sviluppo integrale e armonico dell’uomo. Lo sport attira i giovani e noi non possiamo guardare ad esso se non con animo positivo. Esso ha potenzialità educative, umane e spirituali, enormi. La sua pratica può liberare i giovani dalle insidie dell’apatia e dell’indifferenza, suscitare in loro un sano antagonismo; può contribuire a far amare la vita, educare al sacrificio, al rispetto e alla responsabilità, portando alla piena valorizzazione di ogni persona. Occorre recuperare una visione dello sport non solo come competizione e successo, ma come fattore educativo al servizio del mondo giovanile”. Per questo motivo il vescovo ha chiesto “unità e decisione nel contrastare ogni aspetto deviante che vi si possa insinuare e che possa ostacolare lo sviluppo pieno della persona e la sua gioia di vivere. È necessaria ogni cura per la salvaguardia del corpo umano da ogni attentato alla sua integrità, da ogni sfruttamento, da ogni idolatria”. “In questi giorni ha concluso – è stata ricordata una scritta di un ex voto, firmato da un Club Marco Pantani: ‘Perché non cadiamo nell’abisso della disperazione. Perché non affondiamo nelle sconfitte. Dio ci ha messo nel cuore il sentimento dell’amicizia’. È un messaggio forte sulla necessità e sul valore dell’amicizia quello che colgo dalla vita e dalla morte di Marco; dell’amicizia vera, che ti dà la libertà di ricorrere agli amici sempre, quando le cose vanno bene e quando ci troviamo in difficoltà, che ci porta a superare la constatazione che un amico non si fa vivo per chiederci il perché e trovare la soluzione giusta. Che nessuno si senta solo, sia lasciato solo, ma possa vivere quella rete di relazioni che lo vitalizzano”.