“Il decreto ‘salvareti’ mette una pezza a un problema che meriterebbe di essere risolto in altro modo”. Commenta così Fausto Colombo, direttore dell’Osservatorio sulla comunicazione dell’Università Cattolica di Milano, l’approvazione avvenuta venerdì 20 febbraio del decreto “salvareti”. In base al testo, Rete4 potrà continuare a trasmettere fino al 30 aprile 2004, allo stesso tempo Rai3 potrà continuare a raccogliere risorse pubblicitarie. Entro lo stesso termine l’Autorità delle comunicazioni dovrà verificare se il digitale terrestre raggiunge il 50% della popolazione, se i decoder abbiano prezzi accessibili e se i programmi digitali siano diversi da quelli delle reti analogiche. In un’intervista rilasciata al Sir (on line da questa sera), Colombo afferma che “è ottimistico pensare che da qui in aprile la nuova offerta in digitale cambi le caratteristiche del sistema televisivo del nostro Paese. Temo che questo decreto in futuro debba essere prorogato con le stesse motivazioni che hanno portato alla sua elaborazione. Perlomeno nel testo si riconosce all’Authority un ruolo chiaro”. Il decreto, conclude Colombo, “è la correzione in corsa di una legge indicata da più parti come incostituzionale, ma che invece si era convinti potesse passare il vaglio delle istituzioni di garanzia. E, poi, c’era tutto il tempo dalla sentenza della Corte costituzionale per attrezzare Rete4 al trasferimento sul satellite e Rai3 a trasmettere senza pubblicità”. E i posti di lavoro? “Se la rete viene venduta così com’è – risponde Colombo – i posti di lavoro rimangono; se invece viene chiusa, quelle risorse dovrebbero confluire nelle altre reti che si aprono. Stesso discorso per la pubblicità di Rai3: basterebbe fare una raccolta pubblicitaria sulle altre due reti e girare i finanziamenti su attività anche a più basso costo, ma di pubblica utilità”.