E’ anche responsabilità della Chiesa se l’indifferenza religiosa si è così fortemente diffusa nei paesi occidentali. Ad interrogarsi è mons. Franc Rosé, arcivescovo metropolita di Lubiana e prefetto della Congregazione per gli istituti di vita consacrata, intervenendo oggi all’Assemblea plenaria del Pontificio Consiglio della cultura. L’Assemblea si è aperta con il saluto del card. Paul Poupard e sta riunendo (fino al 13 marzo) cardinali, vescovi e consultori di tutto il mondo sul tema: “La fede cristiana all’alba del nuovo millennio e la sfida della non credenza e dell’indifferenza”. Secondo mons. Rodé, ad allontanare le persone dalla religione e dalla Chiesa in particolare concorrono molti fattori. Tra questi, c’è anche una responsabilità della Chiesa. “La secolarizzazione ha detto mons. Rodé – è entrata nella Chiesa, sotto il falso prestigio di una immagine di Chiesa modernizzata e riducendo il cristianesimo ad una saggezza puramente umana, una scienza del vivere bene. Questo avviene in un momento in cui la Chiesa dovrebbe essere missionaria, mentre in realtà è debole e ripiegata su se stessa, insicura, dubbiosa, con una sempre più avvertita carenza di persone dedite all’evangelizzazione, con delle teorie che intiepidiscono l’ardore missionario”. “Il tempo presente ha concluso l’arcivescovo è difficile per la trasmissione della fede nei nostri Paesi d’Europa. Ma sono più forti i fattori a favore della fede che quelli a favore della non credenza. L’uomo è fatto a immagine e somiglianza di Dio, fatto per vivere con lui. Dio è presente nelle cose e in noi, l’uomo non può prescindere definitivamente da Dio, senza affogare in un abisso di solitudine e disperazione”.