SALUTE: GIGLI (FIAMC), GLI "ERRORI DIAGNOSTICI" IN CASI DI STATO VEGETATIVO SONO IL 43%. "MAI INTERROMPERE LE CURE"

Un Congresso in "controtendenza" rispetto agli orientamenti attuali che "privilegiano l’eutanasia con la scusa di mettere fine all’accanimento terapeutico e dietro la quale spuntano gli interessi collegati alla continua ricerca di organi per i trapianti". Così Gianluigi Gigli, presidente della Federazione internazionale delle associazioni dei medici cattolici (Fiamc), ha presentato questa mattina in Vaticano il Congresso che si apre domani a Roma (Augustinianum,fino al 20 marzo) su "I trattamenti di sostegno vitale e lo stato vegetativo. Progressi scientifici e dilemmi etici". Il Congresso, promosso dalla Fiamc e dalla Pontifica Accademia per la vita, conta a oggi 370 iscritti, provenienti da 40 Paesi, tra cui Arabia Saudita, Israele e Kazakhstan. Secondo Gigli, definire lo stato vegetativo "perdita di coscienza di sé e dell’ambiente circostante, ma con la persistenza di alcuni aspetti del ciclo vitale" (sonno/veglia, attività delle funzioni dell’ipotalamo), implica anche che ci si trova dinanzi a una "diagnosi difficile" da eseguire. A tal proposito, ha evidenziato che le statistiche indicano addirittura al 43% i casi di "errori diagnostici": "In questo modo, se passasse la linea che vuole interrompere le cure, si avrebbe la condanna a morte dovuta appunto all’errore, in quanto si scambia per stato vegetativo la grave disabilità fisica che porta a situazioni di paralisi". In Italia abbiamo oggi circa 2mila casi di stato vegetativo, mentre negli Usa si stimano in 20mila. In quanto al problema dell’assistenza, secondo Gigli, "le famiglie non possono essere lasciate sole. Occorre un intervento di sostegno da parte delle autorità pubbliche".