” “”La giustizia e il diritto naturale da una parte, Dio e il diritto divino dall’altra, chiedono che in questo momento di odio e violenza si calmi il linguaggio della passione e si torni a parlare la lingua della pace e della ricerca attiva della civiltà dell’amore”: è uno dei passaggi centrali del messaggio diffuso ieri sera dai vescovi cattolici di Serbia e Montenegro, mentre in diverse località del Paese, a partire dalla “polveriera” del Kosovo, erano in corso gravi incidenti di piazza tra serbi e albanesi. Nel giro di due soli giorni di scontri sono rimasti uccisi oltre 30 dimostranti e i feriti superano i 500. Sono anche state incendiate e distrutte chiese, monasteri, moschee. “Sentiamo profondo dolore per questi eventi prosegue il messaggio dei vescovi cattolici che hanno provocato lutti, feriti, violenze e distruzioni. Siamo anche vicini alla Chiesa ortodossa serba e alla comunità islamica, per la distruzione delle cose sante in atto. Chiese e moschee – sottolinea il comunicato – sono luoghi che superano le categorie umane, perché rappresentano simboli delle fedi, luoghi di preghiera e centri di valori che non passano e che aiutano sul cammino della civiltà dell’amore”. Più avanti, i vescovi serbi sottolineano che le chiese e le case bruciate e distrutte “rappresentano atti da condannare con fermezza perché distruggono anche la possibilità di tornare sulla via della convivenza e del rispetto reciproco”. I vescovi rivolgono quindi un appello alle autorità, nazionali e internazionali, perché si adoperino per “trovare una soluzione pacifica per questo e per gli altri gravi problemi che riguardano il nostro Paese”.