Chiese "un tempo cancellate dalla storia", poi "risorte" e oggi preoccupate di "non perdere la memoria della persecuzione". Così il card. Ignace Moussa I Daoud, prefetto della Congregazione per le Chiese orientali, ha definito le Chiese orientali cattoliche, al centro del volume "Fede e martirio. Le Chiese orientali cattoliche nell’Europa del Novecento", presentato oggi in sala stampa vaticana. "Dopo tante sofferenze, la memoria storica aiuta a ritrovare appieno le radici", ha detto il cardinale, evidenziando che la nuova pubblicazione "non tace i responsabili di tante sofferenze, ma non c’è rancore. Malgrado relazioni storicamente difficili, in molti casi durante il ‘secolo dei martiri’ cattolici orientali e di altre confessioni hanno saputo soffrire insieme, nelle carceri, nei gulag, nei campi di lavoro forzato". "Se mi toglierete i miei paramenti la gente me ne comprerà altri. Non ci date le chiese, ma noi ne abbiamo centinaia, perché le case delle famiglie cristiane ormai da anni sono diventate per noi le chiese". E’ la testimonianza di mons. Pavlo Vasylyk, vescovo dell’eparchia di kolomyia-Chernivtsi (Ucraina), che ha raccontato le "minacce" e le persecuzioni degli agenti del Kgb contro sacerdoti e vescovi della "Chiesa delle catacombe", prima del riconoscimento ufficiale della Chiesa greco-cattolica ucraina, nel 1998. 82 anni, di cui 16 "regalati alle prigioni comuniste"…E’ la vita di mons. Tertulian Ioan Langa, dell’Eparchia di Cluj-Gherla (Romania), condannato a 20 anni di lavori forzati dal governo comunista e vittima dei più "raffinati" metodi di tortura. "Quando il sole mi abbandonava anche lui ha raccontato tra l’altro sentivo però di non essere abbandonato dalla grazia. Sapevo di dover sopravvivere. Nulla è per caso nella vita. Ogni attimo che il Signore ci concede è gravido della grazia di Dio, e della nostra possibilità di rispondergli o di rifiutarlo. Spetta a ciascuno di noi di non ridurre tutto a un semplice racconto duro, feroce, incredibile".