VELO ISLAMICO NELLE SCUOLE: SALVARANI (TEOLOGO), "SI FA FATICA AD ACCETTARE UNA SCELTA RELIGIOSA FORTE"

 "Si fa fatica ad accettare una scelta religiosa forte come quella monastica o di un ordine religioso". Per questo i simboli delle religioni – le croci cristiane, i veli islamici e la kippah degli ebrei – "fanno paura". "Rappresentano in un mondo omologato una diversità che accettiamo con difficoltà". E’ il parere del teologo Brunetto Salvarani, esperto di dialogo, in particolare di dialogo islamo-cristiano, al quale il Sir ha chiesto un commento al caso della donna di origine musulmana a cui è stata negata la possibilità di frequentare uno stage presso un asilo nido  di Ivrea perché portava il velo. "Penso – spiega Salvarani – che sia importante chiederci perché la battaglia che prima si svolgeva su un piano prettamente ideologico, oggi è diventata la battaglia sulle croci, sui veli, sulla kippah, sui turbanti". "Il fatto è – aggiunge il teologo – che noi non abbiamo più la percezione di che cosa è un simbolo. Per cui si cade facilmente nella retorica e nella polemica e non si coglie il problema vero, e cioè  che siamo tutti figli di una società senza simboli dove gli unici segni rimasti sono quelli proposti dalla pubblicità o dal marketing. In questo contesto, il simbolo non è più percepito come un elemento di comunicazione normale di una società che parla anche attraverso questi meccanismi, ma come un qualcosa di estraneo con cui si convive con disagio". Nel caso della donna marocchina, "penso – commenta Salvarani – che sia il segnale di un clima di islamofobia che sta diffondendosi e che vede il musulmano come nemico, o meglio, come una persona che in quanto diversa è nemica". (segue)