Una "cultura della pacificazione", capace di "accorgersi dei conflitti e di intervenire prontamente" per dirimerli, facendo "rispettare le regole" attraverso una "scuola educante, e non preoccupata soltanto di trasmettere saperi". È questo, secondo Piercarlo Pazé, magistrato del Tribunale per i minorenni di Torino, l’antidoto capace di scongiurare episodi come quello di Napoli, in cui un diciassettenne ha accoltellato un suo coetaneo in un Istituto tecnico alle spalle della stazione centrale. L’episodio riportato dai giornali di oggi, ha spiegato il magistrato, "rientra nella grossa categoria del ‘bullismo’, che è oggi una categoria di reati in aumento nel nostro Paese, e consiste in vari tipi di sopraffazione in classe o appena fuori di essa". Il bullismo, secondo Pazé, è il sintomo di "un disagio destinato ad aumentare, in presenza di famiglie sempre più frantumate e della massiccia invadenza di un certo tipo di messaggi televisivi". Anche se a volte "il conflitto è ineliminabile", puntualizza il magistrato, "quando si manifesta in classe occorre intervenire immediatamente per ridurre all’ordine l’aggressore e far conoscere alla vittima i suoi diritti, il primo dei quali è appunto quello a crescere senza essere aggredito". Quanto alla modalità dell’aggressione, il coltello, per Pazé nelle scuole è "piuttosto rara"; in aumento, invece, "disprezzo, percosse, umiliazioni, vessazioni". Se la diffusione della droga tra i ragazzi, però, è "un "fenomeno ormai trasversale" agli ambienti e ai ceti sociali, il bullismo è "quasi sempre legato a situazioni difficili e a famiglie ‘marginali’".