Anche se "non mancano elementi critici, legati ai mali congeniti della comunicazione odierna, come la ricerca dello scandalo e del sensazionale e l’assoggettamento ai dettami della pubblicità e della ricerca dell’audience a tutti i costi", il rapporto della Chiesa con i media "laici" presenta "numerosi fattori positivi". Lo ha detto mons. Claudio Giuliodori, direttore dell’Ufficio Cei per le comunicazioni sociali, intervenendo oggi, a Roma, al Convegno su "Vita consacrata e cultura della comunicazione", promosso dall’Ateneo pontificio "Regina apostolorum". "Il rapporto della Cei con i grandi circuiti mediatici del Paese ha ricordato Giuliodori è gestito dall’Ufficio nazionale per le comunicazioni sociali che ha il compito di filtrare la comunicazione in ‘entrata’ e in ‘uscita’", riservando "una particolare attenzione alla qualità della comunicazione e al ruolo che i giornalisti cattolici possono svolgere nelle varie testate". "Promuovere e vigilare": questo, in sintesi, il compito dei vescovi nell’ambito comunicativo, a cui gli Orientamenti pastorali per il decennio in corso dedicano una speciale attenzione, mentre da due anni "si sta lavorando ad un documento che orienti autorevolmente il cammino della Chiesa italiana verso una piena e organica valorizzazione delle comunicazioni sociali", ha ricordato Giuliodori ricordando che il nuovo "Direttorio" in materia verrà presentato nella prossima assemblea episcopale di maggio.