” “Un’Europa che comincia a caratterizzarsi anche per una forte presenza delle religioni asiatiche e africane: sono circa un milione i buddisti (di cui 700.000 immigrati) e un milione anche gli induisti (di cui 900.000 immigrati); e sono in aumento anche le Chiese cristiane africane “iniziate”, ossia nata dall’iniziativa di singoli africani, 300 nella sola Germania. Vivono in questo nuova situazione di “pluralismo religioso” senza provocare “nessun conflitto sociale” con gli europei, anzi possono essere per i cristiani “una sfida e una opportunità”: è questo il panorama tracciato dai due teologi evangelici e studiosi delle religioni Martin Baumann e Benjamin Simon, durante il seminario del Ccee sulle “religioni alternative” che si è svolto a Baar, in Svizzera, dal 25 al 28 marzo. Le religioni asiatiche, in particolare, “sono in Europa già da 150 anni – ha spiegato Baumann – ma negli ultimi dieci anni hanno cominciato ad emergere anche nello spazio pubblico, con la costruzione di templi e luoghi di culto”. Capita perciò sempre più spesso, per le strade svizzere o tedesche, di assistere a processioni in cui, al posto dei santi, sfilano divinità del variegato pantheon induista. Oppure, senza fare un viaggio troppo lontano, ci si può stupire davanti ad un rituale di richiesta di guarigione con decine di uomini che si rotolano in terra per un chilometro intorno ad un tempio induista in terra tedesca. E se “agli inizi del ‘900 l’imperatore tedesco chiedeva al suo popolo di difendere i valori più sacri dell’Europa contro la minaccia delle religioni asiatiche – ha raccontato Baumann – oggi si osserva invece che non c’è nessuna tendenza missionaria tra queste religioni, anzi pongono a noi delle domande su quale sia la nostra pratica del cristianesimo”. Baumann ha anche rassicurato sulla paventata “minaccia” che alcune pratiche come lo yoga e la meditazione possano portare con sé anche teorie e filosofie come quella della reincarnazione: “Sono talmente centrate sul benessere della persona che il fondamento teologico si perde nella secolarizzazione”. (segue)