” “”Colpevolizzare e punire sono due strumenti che possono essere utili” al bene del bambino e dell’adolescente, a condizione di “saper gestire in modo diversificato i vari tipi di colpa” esercitando “il proprio ruolo educativo con autorevolezza” e con il desiderio “di costruire un legame di reciproca intimità”. E’ la tesi sostenuta da Alessandro Manenti nel numero del mensile “Famiglia Oggi” (marzo 2004) in distribuzione da oggi e dedicato a “Genitori e punizioni”. Per Gregorio Piaia, i termini “colpa e punizione sono strettamente legati al riconoscimento della responsabilità e quindi alla libertà di scegliere fra il bene e il male”. Dal confronto a più voci emerge l’opinione di Severino De Pieri, secondo il quale occorre innanzitutto “ricercare il fondamento che sotto il profilo educativo consente” alla famiglia e alla scuola, concorrenti “in maniera diversa anche se convergente nell’educazione ai valori e alla formazione della coscienza morale”, di “intervenire in maniera corretta” in tema “di punizioni e castighi”. Di diverso parere Mariateresa Zattoni e Gilberto Gillini: “Colpa, punizione e premi generano vergogna e deresponsabilizzano…. Occorre fondare la norma sulla testimonianza e sulla convinzione che la dignità del figlio consiste anche nel lasciare a lui le conseguenze delle sue non-obbedienze”. Il “modo di essere e di agire, e i criteri per giudicare il proprio comportamento e la crescita personale” proposti dalla pedagogia scout sono per Paola Dal Toso regole “che rendono liberi” e che possono essere interiorizzate dai ragazzi come “stile di vita”.