"Di fronte alla troppa violenza che invade le nostre case dallo schermo televisivo, in ogni momento della giornata, l’unica forma di protesta che potremmo adottare è quella di spegnere la tivu nei conventi e nelle comunità religiose per un periodo di cinque o sei mesi: testimonieremmo così il nostro desiderio di avere una televisione che offre programmi positivi, in grado di far crescere tutti in umanità": è stata questa la proposta di una madre superiora, suor Clemente, che nel corso dei lavori dell’assemblea nazionale dell’Usmi (Unione superiore maggiori d’Italia) conclusi oggi a Roma, ha voluto portare l’attenzione sul degrado di certa televisione. La presidenza dell’assemblea, procedendo nei lavori, si è impegnata a riflettere su questa proposta. Il tema dell’assise,cui hanno partecipato oltre 200 superiore generali di altrettanti istituti italiani, è stato "Le religiose tra interscambio generazionale e mobilità etnica". "L’albero della vita consacrata ha detto in proposito la presidente dell’Usmi, suor Teresa Simionato si rinverdisce se ciascun istituto dissoda la propria porzione di terreno, aprendosi alle istanze del mondo di oggi, tra le quali particolarmente significative l’interculturalità e il dialogo interreligioso". Le relazioni conclusive dei lavori hanno mostrato che le 90 mila religiose italiane sono impegnate nell’apostolato "tradizionale", ma anche aperte ai nuovi bisogni della Chiesa e della società. "Questo impegno ha aggiunto la presidente suor Simionato è motivato dalla necessità di testimoniare la speranza nel fiume della umana mobilità". (SEGUE)