Pubblichiamo la nota Sir di questa settimana – – Ci sono vie d’uscita? La situazione politica e militare in Iraq resta pesantissima, aggravata dalla vicenda degli ostaggi non solo italiani, mentre qualsiasi calendario in vista di una definitiva sistemazione quantomeno della transizione costituzionale resta del tutto precario. La decisione spagnola di ritirare "al più presto" il proprio contingente rende ancor più complesso il quadro diplomatico e geo-politico, ponendo una questione ardua ma inevitabile: può l’Unione Europea rappresentare un attore nella difficile rincorsa verso un approdo costituzionale stabile per un dopoguerra che assume sempre più i contorni di un vero e proprio conflitto?
Verrà il tempo di un bilancio dell’intera campagna, ed anzi, si sta già intrecciando con la campagna elettorale per le presidenziali negli Stati Uniti. Oggi il punto è fare fronte sul terreno all’emergenza ed immaginare una road map che non consegni il Paese ad una prospettiva di violenza e conflitto endemici.
Tanto più che la situazione in Terrasanta resta esplosiva, in particolare dopo i due "omicidi mirati" che hanno per due volte decapitato Hamas. Una certa scuola di pensiero sostiene che essi potrebbero paradossalmente affrettare la soluzione del conflitto: sta di fatto che non è possibile immaginare una soluzione militare al problema della costituzione di uno stato palestinese in necessario rapporto di armonia con lo stato di Israele.
Cosicché ritorna la preghiera di Giovanni Paolo II, ripetuta di domenica in domenica, in particolare alla luce della Pasqua: "La pace è il dono per eccellenza di Cristo crocifisso e risorto, frutto della vittoria del suo amore sul peccato e sulla morte", ha ripetuto nella domenica che lo stesso Papa dal Giubileo ha dedicato alla Divina misericordia.
Parole semplici, quelle di Giovanni Paolo II, che peraltro sembrano risaltare di fronte alla progressiva impotenza delle cancellerie e degli stati maggiori, di fronte al montare dell’odio terroristico: "Cessi ha detto – lo spargimento del sangue del fratello! Simili atti disumani sono contrari al volere di Dio". Ed ha proseguito: "Sono particolarmente vicino con il pensiero e la preghiera alle famiglie di quanti trepidano per la sorte dei loro cari, specie di quanti sono stati presi come ostaggi.
Invito i rapitori a sentimenti di umanità. Li supplico di rendere alle famiglie le persone che sono nelle loro mani, mentre prego Dio misericordioso per le popolazioni della Terra Santa e dell’Iraq e per tutti coloro che in quelle regioni lavorano per la riconciliazione e la pace".
Si tratta di un lavoro lungo e complesso: ma la guerra non è inevitabile, la costruzione di una pace autentica e duratura, dunque di istituzioni libere e forti, è possibile.” “