” “”Vogliamo vivere. Vogliamo la pace”. È un grido di aiuto quello di Farah Daibes, 22 anni, arabo cristiano, delegato della Terra Santa al Forum internazionale dei giovani. “La situazione – racconta al Sir – sta diventando ogni giorno sempre più difficile. Per andare da un posto all’altro, sei obbligato a fermarti ai check-point. Ce ne sono dappertutto. È come vivere sotto occupazione, senza libertà: ci vogliono ore e ore per andare all’università, al lavoro. E poi c’è la minaccia di essere ucciso in ogni momento, ma per noi vivere così è diventato quasi normale”. Secondo Farah, la comunità internazionale fa troppo poco. “Nessuno – dice – ci protegge, sono a rischio anche i bambini. Fino ad oggi abbiamo sentito dall’Europa, dagli Stati Uniti, dal mondo arabo, solo parole. Nessuno fa niente per noi. Ma la Palestina e la Terra Santa hanno bisogno della pace. Vogliamo vivere. Vogliamo la pace. I giovani del mio paese si chiedono perché gli altri possono avere sviluppo e progresso e noi invece guerra, morte, distruzione. Sentiamo parlare degli effetti della globalizzazione. Vogliamo anche noi andare al passo con il mondo e non restare da una parte”. Cosa possono fare per voi i giovani europei? “Abbiamo bisogno di preghiere – dice Farah – ma non bastano. Vorremmo che si facesse qualcosa di concreto per la popolazione araba cristiana che a causa della guerra vive in condizioni miserabili. Molte persone davvero non sanno cosa mangiare”. La drammaticità della situazione è confermata anche da Tanios G. Chahwan, responsabile della Commissione dei giovani cattolici del Medio Oriente che riunisce tutti i Paesi della regione. “La situazione dei cristiani in Palestina – spiega – è molto critica e la crisi socio-politica influisce in maniera diretta sulla vita dei giovani che in massa stanno lasciando il Paese in una popolazione cristiana che già rappresenta appena il 2,5% della popolazione”. L’emigrazione forzata dei giovani cristiani è una costante nei Paesi mediorientali sotto la guerra. Succede anche in Iraq, alle prese con le conseguenze del dopo Saddam Hussein.