“Se come cristiani europei non proponiamo modelli politici ed economici attraverso l’esperienza – continua mons. Giordano -, ma facciamo funzionare l’economia con regole che non ci piacciono, allora vuol dire che questo cristianesimo non è ancora andato a toccare le nostre viscere e il nostro cuore. I cristiani dovrebbero cercare, anche sbagliando, di vivere alla luce di tutto ciò”. “Questo è un momento storico importante – sottolinea – per dire che noi cristiani abbiamo un grandissimo dono tra le mani, e dobbiamo trovarci oggi per dire cosa significa per noi questo dono”. E se è ancora “un’impresa enorme” rendere le persone “consapevoli del proprio protagonismo europeo”, osserva mons. Giordano, “constatiamo come si stia lentamente creando una rete cattolica di amicizie europee tra Conferenze episcopali, diocesi, movimenti ed associazioni, che è una potenzialità da sfruttare di più. Esiste già un piccolo popolo cattolico europeo che va al di là delle frontiere nazionali, ma è un po’ nascosto. Allora dovremmo prendere un po’ più sul serio l’invito evangelico a mettere la luce sopra il monte”. In serata si aprirà a Santiago de Compostela (fino al 23 aprile), con la partecipazione di circa 140 persone tra vescovi ed esperti, il congresso europeo della Comece sul tema “Unione europea: speranza e responsabilità. Letture teologiche del divenire dell’Europa unita”.