Una società “che ha paura di affrontare il proprio futuro e di prendere decisioni definitive”, senza punti di riferimento, con un calo di solidarietà e di speranza, con “un milione di aborti l’anno, l’eutanasia, la violenza e pericoli enormi come il terrorismo, che a Madrid abbiamo vissuto sulla nostra pelle”: descrive così “le ombre” della società europea il cardinale Antonio M.Rouco Varela, arcivescovo di Madrid e presidente della Conferenza episcopale spagnola, intervenuto oggi con una relazione durante l’ultima giornata di lavori del congresso europeo “Unione europea: speranza e responsabilità. Letture teologiche del divenire dell’Europa unita”. Il congresso è stato organizzato dalla Comece, la Commissione degli episcopati della Comunità europea a Santiago de Compostela, al termine di un pellegrinaggio partito da Santo Domingo de Silos il 17 aprile. L’arcivescovo di Madrid ha tracciato un panorama poco confortante della società europea (soprattutto dei Paesi occidentali), per aver “oscurato il patrimonio cristiano e quindi la speranza”: “Dire che questa non sia una cultura di morte – ha affermato il cardinale Rouco – significa chiudere gli occhi di fronte alla realtà”. Ma emergono anche dei segnali positivi, come “la ritrovata libertà della Chiesa nei Paesi dell’Est e anche in Spagna”, “l’apertura reciproca dei popoli e la pluralità delle lingue che finora a livello ecclesiale è stata affrontata bene”, e un “processo di riconciliazione generale”. “Certo non mancano eventi dolorosi come i conflitti non risolti nella ex-Jugoslavia e la difficile situazione economica del continente – osserva – ma lo sviluppo europeo è oramai un processo irreversibile”. Per contrastare i tanti problemi e le ombre il cardinale Rouco consiglia di “creare una sorta di microclima, un ambiente ecclesiale nel quale possiamo convertirci noi come Chiesa e convertire la società”. Una “conversione dei cuori” che comprende anche “la via ecumenica” e del dialogo interreligioso, “oramai irrinunciabile”.