La "Redemptionis Sacramentum" non è una sorta di "blindatura" della liturgia, anche se contiene un esplicito invito al contributo dei fedeli nella "segnalazione" degli abusi. Lo hanno detto il card. Francis Arinze, prefetto della Congregazione per il culto divino e la disciplina dei sacramenti, mons. Domenico Sorrentino, segretario del citato dicastero, e il card. Julian Herranz, presidente del Pontificio Consiglio per i testi legislativi, presentando oggi alla stampa la nuova Istruzione vaticana sull’Eucaristia. Commentando l’invito finale del documento, rivolto a "tutti" i fedeli affinché segnalino gli abusi liturgici, il card. Herranz ha puntualizzato che "il primo diritto fondamentale dei fedeli è a ricevere i beni spirituali di cui la Chiesa è amministratrice. A tale diritto corrisponde un dovere fondamentale di giustizia dei sacri ministri: se tale dovere viene meno perché le celebrazioni eucaristiche non rispettano le norme liturgiche, i laici hanno diritto di protestare. Quando si affievolisce la fede del popolo cristiano nella presenza reale di Cristo nell’Eucaristia, è perché non trattiamo il sacramento con il rispetto che merita". Tutto ciò, ha specificato però Herranz, non deve portare a "situazioni conflittuali", ma rientra nello "spirito di correzione fraterna" tipico delle prime comunità cristiane, e che il vescovo può esercitare nei confronti del parroco, anche in virtù delle "delicate" segnalazioni dei fedeli. Sul piano generale il nuovo testo, secondo mons. Sorrentino, "non comporta alcun divieto di approfondire e proporre, come accadde nella storia del movimento liturgico e anche oggi. Quello che è assolutamente escluso è fare della liturgia una zona franca di sperimentazioni, non giustificate o giustificabili da nessuna buona intenzione". "La maggioranza dei 400mila sacerdoti che operano nel mondo – ha sottolineato il card. Arinze celebrano la Messa molto bene. Il nostro documento cerca solo di rispondere alle domande e ai bisogni della Chiesa, che nel mondo è una realtà molto viva".